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Mercoledì 25 Marzo 2020 ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - Grado della Celebrazione: SOLENNITA' - Colore liturgico: Bianco
 

Ciò che colpisce, nell’Annunciazione, è che una “religione pura” esige un dialogo vivente e costante fra Dio e ogni uomo. Qui Dio ha pronunciato la sua ultima Parola a Maria, perché si compissero le parole che, nella storia di Israele, erano state dette ad Abramo, a Mosé e ai profeti. Essi avevano ascoltato e obbedito; lasciarono entrare nella loro vita la Parola di Dio, la fecero parlare nelle loro azioni e la resero feconda nel loro destino.
I profeti sostituirono alle loro proprie idee la Parola di Dio; anche Maria lasciò che la Parola di Dio si sostituisse a quelle che erano le sue convinzioni religiose. Di fronte alla profondità e all’estensione di questa nuova Parola, Maria “rimase turbata”. L’avvicinarsi del Dio infinito deve sempre turbare profondamente la creatura, anche se, come Maria, è “piena di grazia”.
Assolutamente straordinario è poi che questo Dio non solo si avvicina a Maria, ma le offre il proprio Figlio eterno perché divenga il suo Figlio. Come è possibile che il “Figlio dell’Altissimo” diventi suo Figlio? “Lo Spirito Santo scenderà su di te”. Come scese sul caos, in occasione della creazione, lo Spirito Santo scenderà su Maria e il risultato sarà una nuova creazione. L’albero appassito della storia fiorirà di nuovo. “Maria disse: Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Nell’Annunciazione si ha il tipo di dialogo che il Padre del nostro Signore Gesù Cristo vorrebbe avere con ciascuno di noi. L’esperienza di Maria a Nazaret sottolinea questa verità per tutto il popolo di Dio. Il suo “sì” in risposta all’offerta divina e il cambiamento drammatico di vita che ne sarebbe seguito, mostrano che la venuta di Dio in mezzo a noi esige un cambiamento radicale.
Ma, cosa più importante, l’Annunciazione a Maria ci pone di fronte ad una grande verità: ognuno di noi ha avuto un’“annunciazione” personale. Sto esagerando? No di certo. Se esaminate la vostra vita passata, troverete un’esperienza che è stata decisiva; forse non ebbe allora conseguenze immediate, o almeno non vi sembrò, ma, ripensandoci adesso, vi accorgete che è stata fondamentale, sia essa la scuola che avete frequentato, un libro che avete letto, un discorso che avete ascoltato, una frase delle Scritture che vi ha colpito, gli amici a cui vi siete sentiti uniti o un ritiro che avete fatto. Era il Dio di Maria di Nazaret che si annunciava a voi. Voi avete dunque avuto una “vostra” annunciazione. E se non avete risposto “sì”, o se avete pronunciato soltanto un “sì” timido? Basta riconoscere l’annunciazione ora e cercare di recuperare il tempo perduto, vivendo per Dio e per gli altri.
“Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

Antifona d'ingresso
Disse il Signore, quando entrò nel mondo; “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”. (Eb 10,5.7)

Colletta
O Padre, tu hai voluto che il tuo Verbo si facesse uomo nel grembo della Vergine Maria: concedi a noi, che adoriamo il mistero del nostro Redentore, vero Dio e vero uomo, di essere partecipi della sua vita immortale. Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Prima lettura

Is 7,10-14; 8,10
Ecco, la vergine concepirà.

Dal libro del profeta Isaìa

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».
Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, perché Dio è con noi».
Parola di Dio

Salmo responsoriale

Sal 39

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo».

«Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo».

Ho annunciato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi: non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.

Non ho nascosto la tua giustizia dentro il mio cuore, la tua verità e la tua salvezza ho proclamato.

Seconda lettura

Eb 10,4-10
Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà.

Dalla lettera agli Ebrei

Fratelli, è impossibile che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
«Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”».
Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.
Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 1,14)
Lode e onore a te, Signore Gesù. oppure (nel tempo pasquale): Alleluia, alleluia, alleluia.
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria.
Lode e onore a te, Signore Gesù. oppure (nel tempo pasquale): Alleluia, alleluia, alleluia.

Vangelo

Lc 1,26-38
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore

Omelia (25-03-2020)

don Lucio D'Abbraccio

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi

Oggi la Chiesa celebra la solennità dell'Annunciazione del Signore. In effetti, l'Incarnazione del Figlio di Dio è il mistero centrale della fede cristiana, e in esso Maria occupa un posto di prim'ordine. Però, qual è il significato di questo mistero? E qual è l'importanza che ha per la nostra vita concreta?
Vediamo anzitutto cosa significa l'Incarnazione. Nel Vangelo di san Luca abbiamo ascoltato le parole dell'angelo a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio». In Maria, il Figlio di Dio si fa uomo, si compie così la profezia di Isaia: «Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele». Sì, Gesù, il Verbo fatto carne, è il Dio-con-noi, che è venuto ad abitare tra noi e a condividere la nostra stessa condizione umana. L'apostolo san Giovanni lo esprime nel modo seguente: «E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi» (cf Gv 1,14). L'espressione «si fece carne» indica la realtà umana più concreta e tangibile. In Cristo, Dio è venuto realmente nel mondo, è entrato nella nostra storia, ha posto la sua dimora in mezzo a noi, adempiendo così l'intima aspirazione dell'essere umano che il mondo sia realmente una casa per l'uomo.
Contemplando il mistero dell'Incarnazione non possiamo tralasciare di rivolgere i nostri occhi a Maria, la «piena di grazia», per riempirci di stupore, di gratitudine e d'amore al vedere come Dio, entrando nel mondo, ha voluto fare affidamento sul consenso libero di una sua creatura. Solo quando la Vergine ha risposto all'angelo: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola», a partire da quel momento, il Verbo eterno del Padre iniziò la sua esistenza umana nel tempo. È commovente vedere come Dio non solo rispetta la libertà umana, ma sembra averne bisogno. E vediamo anche come l'inizio dell'esistenza terrena del Figlio di Dio è segnato da un doppio «sì» alla volontà salvifica del Padre: quello di Cristo e quello di Maria. Questa obbedienza a Dio è quella che apre le porte del mondo alla verità, alla salvezza. In effetti, Dio ci ha creati come frutto del suo amore infinito; per questo, vivere secondo la sua volontà è il cammino per trovare la nostra autentica identità, la verità del nostro essere, mentre allontanarsi da Dio ci allontana da noi stessi e ci precipita nel vuoto. L'obbedienza nella fede è la vera libertà, l'autentica redenzione, che ci permette di unirci all'amore di Gesù nel suo sforzo di conformarsi alla volontà del Padre. La redenzione è sempre questo processo di condurre la volontà umana alla piena comunione con la volontà divina.
Oggi lodiamo la Vergine Santissima per la sua fede e con santa Elisabetta le diciamo anche noi: «Beata colei che ha creduto» (cf Lc 1,45). Come dice Sant'Agostino: «Maria concepì Cristo prima nel suo cuore con la fede, che fisicamente nel suo grembo; Maria credette e si compì in Lei ciò che credeva».
Preghiamo il Signore che aumenti la nostra fede, che la renda attiva e feconda nell'amore. Chiediamogli di essere capaci, come la Vergine Santa, di accogliere nel nostro cuore la Parola di Dio e praticarla con docilità e costanza. Amen.

Preghiera dei fedeli
Fratelli carissimi, abbiamo ricevuto con gioia l'annuncio della nostra redenzione. Domandiamo a Dio che esaudisca le preghiere di tutti quelli che celebrano le meraviglie dell'incarnazione di Cristo, dicendogli:
Ascoltaci, o Signore.

- Per la santa Chiesa di Dio, perchè sia santa e immacolata e raggiunga nella sua gloria Maria, la Madre della Chiesa. Preghiamo.
- Per tutti quelli a cui non è ancora stato annunziato il Vangelo, perchè Dio invii ad essi i messaggeri della sua Parola. Preghiamo.
- Per tutti i malati e i sofferenti, perchè trovino nella Vergine Maria il conforto della loro fede, la certezza per la loro speranza. Preghiamo.
- Per la nostra assemblea, perchè ognuno di noi sia sempre attento alla parola del Signore. Preghiamo.

Signore, ricordati della tua Chiesa e degnati di esaudire le nostre preghiere: oggi le affidiamo a Colei che fu annunziata come Madre del tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

Preghiera sulle offerte
Accogli con bontà, o Padre, i doni che ti offriamo celebrando l’incarnazione del tuo unico Figlio, e fa’ che la tua Chiesa riviva nella fede il mistero in cui riconosce le proprie origini. Per Cristo nostro Signore.

PREFAZIO
L’incarnazione del Verbo nel grembo della Vergine.


È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore. All’annunzio dell’angelo la Vergine accolse nella fede la tua parola, e per l’azione misteriosa dello Spirito Santo concepì e con ineffabile amore portò in grembo il primogenito dell’umanità nuova, che doveva compiere le promesse di Israele e rivelarsi al mondo come il Salvatore atteso dalle genti.
Per questo mistero esultano gli angeli e adorano la gloria del tuo volto. Al loro canto concedi, o Signore, che si uniscano le nostre umili voci nell’inno di lode: Santo...

 

Antifona di comunione
Ecco, la Vergine concepirà è darà alla luce un Figlio: sarà chiamato Emmanuele, Dio con noi. (Is 7,14)

Oppure:


Rallegrati, Maria, colui che nascerà da te sarà santo e chiamato Figlio di Dio. (cf. Lc 1,31-32)

Preghiera dopo la comunione
O Padre, che ci hai accolti alla tua mensa, conferma in noi il dono della vera fede, che ci fa riconoscere nel Figlio della Vergine il tuo Verbo fatto uomo, e per la potenza della sua risurrezione guidaci al possesso della gioia eterna. Per Cristo nostro Signore.

Scheda Agiografica: ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

Festa del Signore, l'Annunciazione inaugura l'evento in cui il figlio di Dio si fa carne per consumare il suo sacrificio redentivo in obbedienza al Padre e per essere il primo dei risorti. La Chiesa, come Maria, si associa all'obbedienza del Cristo, vivendo sacramentalmente nella fede il significato pasquale della annunciazione. Maria è la figlia di Sion che, a coronamento della lunga attesa, accoglie con il suo 'Fiat' e concepisce per opera dello Spirito santo il Salvatore. In lei Vergine e Madre il popolo della promessa diventa il nuovo Israele, Chiesa di Cristo. I nove mesi tra la concezione e la nascita del Salvatore spiegano la data odierna rispetto alla solennità del 25 dicembre. Calcoli eruditi e considerazioni mistiche fissavano ugualmente al 25 marzo l'evento della prima creazione e della rinnovazione del mondo nella Pasqua. (Mess. Rom.)

Martirologio Romano: Solennità dell’Annunciazione del Signore, quando nella città di Nazareth l’angelo del Signore diede l’annuncio a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo», e Maria rispondendo disse: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola». E così, compiutasi la pienezza dei tempi, Colui che era prima dei secoli, l’Unigenito Figlio di Dio, per noi uomini e per la nostra salvezza si incarnò nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo e si è fatto uomo.

Ogni discorso serio intorno alla Vergine Maria non può prescindere dal riferimento diretto immediato e indissolubile a suo figlio, Cristo Gesù. Teologicamente, in base al disegno divino rivelato: “Benedetto Dio, Padre del Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetto con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui [Cristo] ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi [del Padre], per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà” (Ef 1, 3-6); e “nella pienezza del tempo Cristo nasce da donna” (Gal 4, 4). Liturgicamente, invece, secondo le indicazioni del concilio Vaticano II: “Nella celebrazione del ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l’opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della redenzione e contempla con gioia, come in un’immagine purissima, ciò che essa tutta desidera e spera di essere” (SC 103); e relative applicazioni di Paolo VI sia sulla riforma liturgica generale, con Lettera apostolica Mysterii pasqualis (14 marzo 1969), che approva il nuovo Calendarium Romanum e la nuova edizione del Missale Romanum (26 marzo1970), e sia di quella specifica mariana con l’Esortazione apostolica Marialis cultus (2 febbraio 1974).

Origini
Il nome “Annunciazione” deriva dall’annunzio dell’angelo Gabriele a Maria circa la nascita del Messia, secondo il racconto del Vangelo di Luca (1, 26-38). Per la sua importanza, questo annunzio si colloca al centro della storia della salvezza, cioè nella “pienezza del tempo”. In quanto tale, è l’inizio cronologico del disegno divino “le [cui] origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti” (Mi 5, 1); e segna, anche, l’inizio dei tempi nuovi, ossia dell’Incarnazione storica del Messia, l’inizio dell’avventura umana di Cristo, la deificazione dell’uomo con la relativa rinnovazione del creato.
Sembra utile distinguere il fatto storico dell’Annunciazione dalla relativa festa liturgica del 25 marzo. Il racconto evangelico dell’Annunciazione è stato sempre presente nella comunità cristiana, almeno dal tempo dell’istituzione del Natale, perché i due episodi sono strettamente legati; mentre le origini della festa del 25 marzo, probabilmente, risale al IV secolo in Palestina, dove si celebrava il ricordo dell’Incarnazione e, quindi, della relativa Annunciazione. La denominazione mariana della festa, come “Annunciazione della Beata della Vergine Maria” sembra risalga in oriente al V secolo; e in occidente, invece, viene introdotta nel VII sec., prima in Spagna, e, poi, a Roma, da Papa Sergio I, con una certa fluttuazione del titolo: prima come riferimento all’“Annunciazione del Signore”, e poi come “Annunciazione della Beata Vergine Maria”. La connotazione mariana della festa si è conservata fino alla riforma conciliare del Vaticano II, quando Paolo VI, nell’applicare le nuove direttive liturgiche, ha recuperato il vero senso originario e autentico con il riferimento all’annuncio della nascita del Signore, motivandola teologicamente, pur conservando l’inevitabile riferimento mariano. La data della celebrazione al 25 marzo è legata, tradizionalmente, a quella del 25 dicembre del Natale.
La festa del 25 marzo, pertanto, pur essendo la festa dell’Annunciazione della nascita del Signore, conserva, tuttavia, anche la sua consistenza mariana. Difatti, Paolo VI, nella Marialis cultus, precisa: “Per la solennità dell’Incarnazione del Verbo, nel Calendario Romano, con motivata risoluzione, è stata ripristinata l’antica denominazione di Annunciazione del Signore, ma la celebrazione era ed è festa congiunta di Cristo e della Vergine: del Verbo che si fa figlio di Maria (Mc 6, 3), e della Vergine che diviene Madre di Dio. Relativamente a Cristo, l’Oriente e l’Occidente, nelle inesauribili ricchezze delle loro Liturgie, celebrano tale solennità come memoria del fiat salvifico del Verbo Incarnato, che entrando nel mondo disse: ‘Ecco, io vengo [...] per fare, o Dio, la tua volontà’ (Eb 10, 7; Sal 39, 8-9); come commemorazione dell’inizio della redenzione e dell’indissolubile e sponsale unione della natura divina con la natura umana nell’unica Persona del Verbo. Relativamente a Maria, come festa della nuova Eva, vergine obbediente e fedele, che con il suo fiat generoso (Lc 1, 38) divenne, per opera dello Spirito, Madre di Dio, ma anche vera Madre dei viventi e, accogliendo nel suo grembo l’unico Mediatore (1Tm 2, 5), vera Arca dell’Alleanza e vero tempio di Dio; come memoria di un momento culminante del dialogo di salvezza tra Dio e l’uomo, e commemorazione del libero consenso della Vergine e del suo concorso al piano della redenzione” (MC 6). E ancora: “nel tempo di Avvento, la liturgia ricorda frequentemente la beata Vergine soprattutto nelle ferie dal 17 al 24 dicembre e, segnatamente, nella domenica che precede il Natale, nella quale fa risuonare antiche voci profetiche sulla Vergine Madre del Messia e legge episodi evangelici relativi alla nascita imminente del Cristo e del suo Precursore” (MC 3).
In realtà, tutto il tempo di Avvento, è una celebrazione dell’economia della salvezza, preannunciata nell’AT, in cui Maria è presente da sempre per la sua predestinazione assoluta, insieme al suo Figlio. Nel breve spazio delle quattro settimane, si celebrano, infatti, tre ricorrenze mariane: il mistero dell’Immacolata Concezione, l’Annunciazione a Maria e la Visitazione di Maria a Elisabetta. La prima celebrazione è autonoma; mentre le altre e due, commemorate nella settimana che precede il Natale, hanno, nel corso dell’anno liturgico, una appropriata celebrazione autonoma: il 25 marzo e il 31 maggio. Specialmente, nelle ferie dal 17 al 24 dicembre, Maria, Madre dell’Avvento, diventa protagonista del mistero, testimone silenziosa del compimento delle promesse: si leggono i vangeli dell’infanzia e gli episodi in cui Maria appare come protagonista nell’annunciazione e nella visitazione. Nei formulari liturgici della Messa sono stati ricuperati preziosi testi eucologici, fra i quali bisogna segnalare la colletta del 20 dicembre, mirabile sintesi di teologia e di pietà; e per la spiritualità dell’attesa messianica, l’inciso del prefazio II dell’Avvento: “La Vergine Madre lo attese e lo portò in grembo con ineffabile amore”.

Il contenuto
Nella festa dell’Annunciazione del Signore si ricorda il momento in cui, nel piccolo borgo di Nazareth, l’angelo Gabriele portò l’annuncio a Maria: “Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”, e Maria rispose: “Eccomi, sono la serva del Signore! Avvenga di me quello che hai detto”. E così, il Predestinato per eccellenza, Cristo Gesù “nella pienezza del tempo nasce da donna” (Gal 4, 4).
Il racconto lucano (Lc 1, 26-38) supera ogni schema delle annunciazioni dell’AT, perché dichiara le grandi novità della storia della salvezza: il concepimento verginale del Figlio di Dio Incarnato, la Maternità divina di Maria, e la compartecipazione della Madre al mistero pasquale del Figlio; e si articola in diversi punti: apparizione dell’angelo a Maria; saluto, turbamento di Maria e messaggio; chiarimento chiesto da Maria; risposta dell’angelo; conferimento di un segno; risposta di Maria e partenza dell’angelo.

Apparizione dell’angelo a Maria
L’evangelista inizia il suo racconto specificando che l’evento ha avuto luogo sei mesi dopo l’apparizione dell’angelo a Zaccaria, nella “città” di Nazaret, che in realtà era un piccolo villaggio rurale della Galilea. Vengono presentati i personaggi: Gabriele e Maria. L’angelo Gabriele appartiene alla terza gerarchia della corte celeste: Serafini Cherubini e Troni; Dominazioni Virtù e Potestà; e Principati Arcangeli e Angeli. Nella tradizione biblica, degli arcangeli (archànghelos: capo degli angeli) si conoscono tre nomi: Michele (“Chi è come Dio?”); Raffaele (“Medicina di Dio”) e Gabriele (“Dio si manifesta forte potente e onnipotente”). A portare l’annuncio a Maria è proprio Gabriele, che rivela l’onnipotenza di Dio: “nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37).
Il nome Maria etimologicamente esprime almeno tre significati importanti e interdipendenti tra loro, perché svela il mistero della sua esistenza. Dall’aramaico: “mia principessa, mia signora, mia regina, che il greco traduce con Kyria, Signora, femminile di Kyrios, Signore”; dall’ebraico: “colei che vede e che fa vedere”, ossia “colei che rende visibile l’Invisibile”; dall’egizio: “colei che è amata da Dio”. La stessa scelta del nome “Maria”, quindi, è tutto un programma, perché predestinata da sempre e associata strettamente o “indissolubilmente” al mistero di Cristo.
Per comprendere a pieno il progetto di Dio su Maria, è indispensabile tener presente, a rivelazione compiuta, le principali testimonianze bibliche su di Lei. Quelle profetiche: il protovangelo del Genesi (3, 15: “la stirpe della donna schiaccerà la testa al serpente”); l’annuncio dell’Emmanuele in Isaia (7, 14: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”); la profezia su Betlemme di Michea (5, 3: “Colei che deve partorire partorirà”); e il portentoso segno celeste dell’Apocalisse (12, 1: “una donna vestita di sole”). Quelle storiche, invece, abbracciano tutto l’aro della storia della salvezza da Abramo a Davide, da Davide a Cristo; le testimonianze estetiche, infine, riguardano tutte quelle immagini o figure bibliche che direttamente o indirettamente prefigurano “colei che è amata da Dio”.
Il semplice nome di “Maria”, pertanto, è talmente evocativo da rivelare sia il mistero della sua esistenza che della sua vocazione, insieme al motivo per cui è sempre Amata da Dio, perché voluta in modo assoluto insieme a Cristo nell’unico e medesimo atto di predestinazione. Tutte le testimonianze mariane di natura profetica costituiscono un’unica grande profezia che rivela gradualmente il mistero di Cristo, cui è associato “indissolubilmente” quello della Vergine Madre. Pur essendo unico il soggetto principale della grande profezia, tuttavia nel suo sviluppo storico, Cristo si manifesta sempre insieme alla Madre, così da costituire   una “coppia sui generis”, originale e originante: Figlio-Madre, da cui tutto proviene e nell’ordine soprannaturale e nell’ordine naturale.
Lo stato sociale di Maria è quella di una giovane fanciulla vergine e nubile, ma idonea al matrimonio. Tale è il senso del termine ebraico almah, tradotto in greco dai LXX con parthenos, e recepito nel NT: “Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: ‘Ecco, la vergine concepirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele’” (Mt 1, 22-23).

Saluto a Maria
“Rallegrati, o piena di grazia/ il Signore è con te”.
La comprensione di questo angelico saluto merita un po’ di attenzione. Il termine “rallegrati”, con cui l’angelo introduce l’annuncio, è la traduzione del greco chàire che, nell’uso comune, esprime il generico augurio di gioia, equivalente all’italiano “buon giorno”. Per l’influsso, però, dell’AT, il termine si carica anche di un significato religioso e spirituale, fino a designare la gioia messianica ed escatologica, ossia quella particolare gioia che proviene da Dio o dalla sua presenza.
La motivazione di questa speciale gioia è subito data dalle parole “piena di grazia”, che traducono il greco kecharitòmene, un participio perfetto passato del verbo charitòo, derivante dal sostantivo charis, che in sé indica fascino bellezza grazia muliebri; mentre per influsso dell’AT, viene a significare anche favore benevolenza compiacimento. Senza escludere il primo significato, il termine kecharitòmene esprime stabilmente il compiacimento del Signore che si china verso Colei che ama. L’intero saluto, pertanto, potrebbe essere così commentato: “gioisci, o tutta bella, su di te riposa stabilmente la benevolenza divina”, o più semplicemente: “gioisci, o amata da Dio”. Da notare che il termine kecharitòmene indica anche il massimo della grazia che una creatura possa contenere in quanto creatura!
Il saluto dell’angelo indica tanto la presenza di Dio quanto la sua protezione. Maria, pertanto, riceve stabilmente sia l’abbondanza della grazia sia l’assistenza continua da parte di Dio per compiere l’opera messianica dell’Emmanuele, Dio-con-noi. È un’opera che si incarna in Maria come responsabilità sublime della maternità divina e spirituale a un tempo.
È un strano modo di salutare quello dell’angelo, che non chiama per nome la persona cui si rivolge, come farà dopo: “Non temere, Maria…” (v. 30). Che cosa pensare? La spiegazione più ovvia sembra quella della sostituzione del nome proprio con l’espressione “piena di grazia”, come suggerisce il contesto e anche l’etimologia di “Maria”. Nel linguaggio semitico, infatti, il nome portato da una persona definisce ciò che, in realtà, è il personaggio. Nel caso di Maria, il ruolo che ella ha nella storia della salvezza, secondo il disegno preordinato dall’eternità da Dio stesso, in Cristo Gesù.

Turbamento e messaggio
“A queste parole ella rimase turbata…”.
La causa immediata del “turbamento” di Maria non è l’apparizione dell’angelo, bensì le “parole” del suo saluto. Come a dire: Maria è “turbata” meno dalla presenza misteriosa e improvvisa del messaggero, che dal suo “strano” modo di salutarla. Il timore di Maria è di silenzio pensoso e riflessivo, e non di paura. La sua comprensione si evidenziata meglio dal confronto con il precedente episodio di Zaccaria, che “si turbò…e fu invaso da timore” (Lc 1, 12). Per esprimere il turbamento di Zaccaria, l’evangelista usa il termine etaraché, che denota spavento e paura; mentre per quello di Maria, dietaraché, “rimase turbata” (Lc 1, 29), che indica un turbamento dell’anima, benché profondo, nel tentativo di penetrare, nel breve intervallo di silenzio, il significato del “saluto”. Il turbamento di Maria, pertanto, appare più come conseguenza dello sforzo interiore e profondo dell’attività intellettiva di comprensione che un vero e proprio disagio timoroso o di paura.
Indirettamente, la stessa espressione -“Maria si domandava che senso avesse un tale saluto” - orienta verso tale interpretazione, in quanto il testo, oltre alla sua intrinseca misteriosità delle parole, designa chiaramente anche una forte carica di grandezza: “piena di grazia” e “il Signore è con te” (Lc 1, 28). Per cui, il “si domandava” di Maria - espresso in greco con l’imperfetto dieloghizeto - indica proprio un’azione continuativa, per tutto il breve silenzio a disposizione, nel tentativo di comprendere non solo il senso delle parole, ma anche il loro significato di grandezza. Il “turbamento” di Maria, perciò, si risolve nel contesto del duale sforzo interiore e auto-riflettente di comprendere, in toto, il reale “senso del saluto”.
Oltre all’effetto psicofisico, percepito da Maria come “turbamento”, bisogna aggiungere anche la profonda ripercussione della novativa forma augurale di grandezza che il messaggio celeste provoca nella delicata e giovane persona della fanciulla di Nazareth, che si vede spalancati davanti a sé sublimi orizzonti, evocativi di una storia antichissima e contemporanea insieme. Per questo l’angelo sente il bisogno di rassicurarla nel modo più sicuro e dolce: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio (e, per questo,) concepirai un Figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre, e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo trono non avrà fine” (Lc 1, 30-33).

Chiarimento di Maria
Di fronte al silenzioso momento meditativo di Maria, l’angelo le annuncia il grandioso invito della maternità divina del “Figlio dell’Altissimo”, che deve rendere visibile l’invisibilità di Dio, per chiamare ogni creatura alla lode e al ringraziamento di questo gesto liberissimo e graditissimo di auto-rivelarsi nella storia, attraverso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. A questo stupendo e sublime invito non c’è mistero da comprendere, ma soltanto chiarimento da chiedere. E difatti, Maria subito: “Come è possibile? Non conosco uomo” (Lc 1, 34).
Sono le prime parole di Maria: una richiesta prudente e riflessiva di chiarimento non tanto per comprendere il mistero dell’annuncio, quanto più possibile personale e volontaria rendere la risposta. Il loro significato non è per nulla facile: fiumi di inchiostro è stato versato per penetrarlo, ma invano. Restano ancora circonfuse da un alone misterioso che desta sempre curiosità e fascino. Oltre a rivelare la profonda identità di chi le ha pronunciate, costituiscono anche il momento storico in cui il divino e l’umano s’incontrano, per dare senso e significato all’intera esistenza umana e cosmica insieme. Parole semplici e riservate che ovattano con solenne delicatezza l’evento storico per eccellenza: l’inizio dell’avventura umana del Verbo di Dio.
Imprevedibile e affascinante è il modo di agire di Dio. Nel momento in cui chiama storicamente Maria a diventare Madre del suo “Figlio”, nello stesso momento lei si auto-dichiara fisiologicamente indisposta! E Dio, proprio per dimostrare la divinità del suo Figlio sulla terra, accetta la “provocazione” di Maria, trascendendo, in un certo qual modo, alla legge naturale della generazione. Senza alcuna velleità di penetrare nelle molteplici questioni sottese alla richiesta di chiarimento, piace interpretare le parole di Maria nel modo più semplice e ovvio possibile, pur nella convinzione di non sollevare alcun velo del mistero che nascondono.
Dal contesto immediato del racconto, risulta che Maria è “una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe”. Ora, nella legislazione ebraica dell’epoca, il fidanzamento aveva effetti giuridici, non era cioè una semplice promessa di futuro matrimonio, ma un perfetto contratto di matrimonio, senza la coabitazione sotto lo stesso tetto, che avveniva, invece, dopo la celebrazione delle nozze.
Nel tempo tra il fidanzamento e le nozze, la ragazza fidanzata era riconosciuta a tutti gli effetti come “moglie” dalla legge. In pratica: poteva ricevere il libello di divorzio o essere punita, se colpevole di infedeltà; se il promesso fidanzato veniva a mancare, la promessa sposa era ritenuta giuridicamente “vedova”.
Se la condizione di Maria è di una ragazza fidanzata, che senso ha la sua  richiesta di chiarimento?
Non certamente di natura temporale di non ancora, che sarebbe un non senso, perché ciò che non è ancora possibile, lo sarebbe stato a nozze celebrate. Resta, perciò, di esprimere molto velatamente e con tanta delicatezza il proposito o voto di restare vergine per sempre! Come suggerisce la stessa forma indicativa del presente aoristo del verbo greco “ou ghinosko”, (non conosco), che indica la volontà di restare in tale condizione anche per il futuro, cioè per sempre. L’uso del presente “non conosco”, infatti, non potrebbe essere portato come ostacolo, in ordine al futuro “concepirai”. Sembra plausibile, pertanto, che il chiarimento di Maria contenga velatamente la segreta ferma e decisa volontà di restare nello stato di verginità per sempre.

Risposta dell’angelo
L’angelo sembra confermare la segreta volontà di Maria di restare sempre “vergine”. Le assicura, infatti, che la sua maternità non sarà per via naturale, ma attraverso “l’ombra della potenza dell’Altissimo”, per opera dello Spirito Santo, perché “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37). Il nascituro sarà “Santo e chiamato Figlio di Dio”, a cui darai nome di “Gesù, Figlio dell’Altissimo”.

Conferimento di un segno
Al termine del suo annunzio, l’angelo rivela a Maria la gravidanza di Elisabetta, sua parente. Questo evento, tenuto gelosamente segreto dai diretti interessati, diventa il segno visibile che conferma l’autenticità della rivelazione dell’angelo. Esso infatti mostra nel modo più convincente che “nulla è impossibile a Dio”. Con l’accenno a questo segno, s’intrecciano nuovamente i due racconti di annunciazione; d’altro canto la parola dell’angelo prepara direttamente il racconto seguente della visita di Maria a Elisabetta.

Risposta di Maria
Alle parole chiarificatrici dell’angelo, Maria risponde: “Eccomi, sono la serva del Signore…”. Con la sua risposta, Maria si rende disponibile al progetto di Dio e ne diventa partecipe fino in fondo. Si apre così la via all’intervento dello Spirito Santo, che rende possibile la nascita storica del Figlio di Dio, predestinato nel disegno divino (Rm 1, 3-4; Ef 1, 3-6). La risposta di Maria costituisce, da un lato, la condizione fondamentale per manifestare il più grande amore di Dio, ossia il suo Capolavoro, e, dall’altro, segna per sempre la storia, evocando in nuce l’intero progetto di salvezza, voluto benevolmente da Dio e manifestato totalmente in Cristo Gesù.
Al segno non richiesto, Maria non batte ciglio, ma, nella perfetta coscienza di essere stata prescelta a Madre del Signore, risponde semplicemente: “Eccomi, sono la serva del Signore! Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). La risposta di Maria è un semplice “sì” di perfetto acconsentimento e di totale abbandono alla volontà di Dio. Il Signore la eleva alla massima dignità, alla maternità divina, e Maria, consapevole della sua condizione creaturale, si auto-definisce la schiava del Signore. Il termine greco doule esprime più realisticamente la condizione di chi non ha alcun potere sopra di sé, ma lo riconosce al suo Padrone o Signore.
Nel linguaggio comune lo schiavo è considerato come una res, una cosa; in quello teologico, invece, pur conservando il carattere di incondizionata sottomissione, perde la nota dispregiativa, e diventa anche onorifico (Sl 88, 3). Nell’uso religioso-liturgico, perciò, conserva sempre la consapevolezza dell’infinita distanza e della totale dipendenza da Dio.
La risposta di Maria esprime con tutta sincerità e consapevolezza l’appartenenza a Dio e la anche la dipendenza da Dio. Di fronte a Dio, Maria sa di essere una creatura, anche se fatto oggetto di un dono d’amore infinito, e accetta di essere amata da Dio e si abbandona alla sua volontà. Inizia così l’avventura umana dell’Incarnazione del Verbo di Dio.

Autore: P. Giovanni Lauriola ofm
 

La vicenda unica dell'Annunciazione a Maria di Nazareth (Lc 1,26-37) ha molto da insegnarci su cosa possa scaturire dall'incontro tra il Signore ed una sua creatura. Tale annuncio, che è come uno spartiacque nella storia della salvezza, è il modo nuovo che Egli inaugura per rapportarsi con le persone.

Un incontro unico
Maria e Nazareth: nomi accomunati dalla caratteristica di un'apparente insignificanza, a riprova del fatto che Dio ama incontrare ciò che è piccolo, sconosciuto. Questo privilegio fa parte della sua misericordia. Proprio in quel luogo, proprio per quella giovane donna, l'incontro è segnato da un saluto del tutto speciale: "Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te". Ci troviamo ad un livello di saluto profondo che rinsalda il cuore e squaderna orizzonti nuovi. Il Signore sta dicendo a Maria di averle dato la sua grazia, vale a dire la totalità dei doni che una volta ricevuti non lasciano come prima, ma trasformano, fanno nuovi, abilitano a compiere quanto Lui stesso chiede. Maria percepisce la grandezza dell'incontro, per questo è "turbata": di cosa sarà portatore quell'incontro e saluto? Ella sente il bisogno di riservarsi un tempo. Scrive bene l'Evangelista appuntando che la Vergine non risponde immediatamente, ma invoca per sé un tempo di prolungata riflessione, come se si raccogliesse in un dialogo amoroso col suo Signore.

Un incontro che crea sconcerto
Attraverso il suo Angelo, è Dio in persona che viene nuovamente incontro a Maria, mostrando un'iniziativa che non la schiaccia, ma la corrobora. Le assicura di essere al suo fianco e di averle già garantito la sua grazia perché possa concepire un figlio, darlo alla luce e chiamarlo Gesù (cfr. il v. 31): egli "Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo". L'Angelo parla dando compimento alle profezie di Isaia (7,14) e di Natan (2Sam 7,12-16): il re che doveva discendere dalla casa di Davide, sta per venire nel mondo! Dio, che non poteva prima essere neppure visto, sta per essere concepito. La promessa si fa ora realtà per la nostra salvezza. Il Signore garantisce, spiega, e Maria, così come è proprio di un incontro, senza voler oscurare l'iniziativa del suo Dio, chiede spiegazione: "Come avverrà questo?". Non pare proprio di poter leggere in ciò una qualche difficoltà da parte sua, quanto piuttosto l'esplicitazione di un sentimento di totale spoliazione di sé per amore: Dio crea sconcerto anche in chi lo accoglie e decide per Lui!

Il frutto dell'incontro
Il dialogo, nota tipica di questo incontro, continua. Il Signore mediante il suo Angelo delinea ora la potenza della propria azione che si compirà per mezzo dello Spirito Santo, che è Spirito creatore e datore di vita; è la sua onnipotenza creatrice che avvolge di sé una creatura! Come unico è l'intervento dell'Onnipotente nella vita della donna di Nazareth che per sempre sarà detta beata, altrettanto unica è la santità del Bambino promesso: Santo è il nome di colui che nascerà, perché costui è Dio stesso che si fa uomo. Il Signore crea in Maria un cuore immune da ogni macchia: ora in quel cuore purissimo Egli chiede, non impone, di poter porre la propria dimora, riversando lì tutto il bene che serbava in cuor suo. Di fronte alla richiesta del Signore, Maria "piena di grazia" si proclama sua "serva" e dichiara completa disponibilità: "Avvenga per me secondo la tua parola". Ecco come si conclude questo incontro che non smette di sorprenderci, malgrado lo conosciamo quasi a memoria! A quel meraviglioso "Voglio" di Maria, Dio scende in lei con la forza dello Spirito Santo, la rende feconda ed esaltandone la verginità la rende Madre del Cristo. A tanto Ella arriva perché permette al Signore di incontrarla e perché ascoltandolo entra in intimo dialogo con Lui! L'ascolto e la pratica della Parola, fanno sì che ogni suo incontro non rimanga infruttuoso. In Maria il frutto è ineguagliabile: è Gesù, il Frutto Benedetto del suo grembo.


Autore: Marco Rossetti sdb

Note: La data della Solennità dell’Annunciazione in alcuni anni viene trasferita. Questo avviene quando il 25 marzo cade nella Settimana santa (ad esempio, nel 2013, nel 2016 e nel 2018), nella Settimana di Pasqua o coincide con una Domenica di Quaresima (nel 2012) o di Pasqua (nel 2008).